Giulia – Israele – maggio 2018

Israele. Ah, Israele, Masada, Gerusalemme, luoghi tanto immaginati e fortemente voluti. Son partita con aspettative altissime e son tornata con delusioni altissime. Si sa, da più in alto si cade più forte è il dolore.

Spiego. Mi aspettavo luoghi di straordinaria bellezza oggettiva, e mi aspettavo che gli stessi trasudassero spiritualità perché avevano visto Gesù e ne avevano ascoltato le parole. No, nulla di tutto ciò. Bellezza dei luoghi modesta, paragonata alla assoluta magnificenza della Giordania, visitata lo scorso anno con Walk Travel, spiritualità zero, ma zero proprio. In primis, perché ogni luogo santo è sovrastrutturato da chiese ridondanti, barocche e dunque perde ogni purezza e forza emotiva originarie. In secundis, perché in ogni istante e in ogni dove sei circondato da orde a numeri con 6 zeri di turisti all’arrembaggio che ti soffocano di una presenza pesantissima e molto ingombrante. Rimini ad agosto pare il deserto del Gobi paragonata ad Israele a maggio, credetemi.

Emozioni, per me che vivo di emozioni e me le porto dietro per sempre, assenti, Gesù latitante – forse è rimasto nel deserto a rifiutare le tentazioni di Satanasso – ed io a ricordare con dolcezza la spiritualità di Petra e del Wadi Rum. Che non videro Gesù ma nei quali, credetemi, si avverte la presenza di Dio, forte, prepotente, in ogni pietra, in ogni singolo granello di sabbia.

Un caro saluto a lei, Luca.

Giulia

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